venerdì 29 luglio 2011

I’M SO HAPPY I’M GONNA DIE!!!!!


I’M SO HAPPY I’M GONNA DIE!!!!!
(from Despicable Me, that scene is so cute!!!)
Non posso non essere felice, non posso neanche lamentarmi: è proprio lui fatto così, o lo accetto tale e quale o niente. E io accetto eccome! Sia chiaro: gli parlerò. Gli farò sicuramente notare che per me non è facile capire né accettare certe sue mancanze, ma lo farò con garbo e quando capiterà l’occasione.
Ora, passiamo a noi. Ieri sera tornata dal lavoro ancora non avevo avuto notizie. Arrivato, non arrivato, chissà. Casa da fuori sembrava vuota. Mi son fatta la mia cena, poi mi sono decisa a stirare un po’, pensando che, se anche non l’avessi sentito ieri sera, l’avrei poi sicuramente visto il giorno dopo, e le occasioni per stirare si sarebbero fatte molto più rare e meno allettanti.
E’ incredibile come sappia se è lui o non è lui quando il telefono fa “Bip-Bip! Bip-Bip!”. Calma, l’ho preso, immaginando la frase che ci avrei trovato. Oh, c’ho azzeccato in pieno. “I’m back”, recitava. Anche se me l’aspettavo, improvvisamente è venuta a me, l’idea di aspettare a vederci l’indomani. Freddamente gli ho risposto “Welcome back! Hope yout trip was ok”. Lì si è allargato un pochino, dicendo che casa sua era così pulita (chissà perché, ma perlomeno se n’è accorto) e ringraziandomi per le cose che gli ho portato dall’Italia, e dicendomi che aveva anche lui un regalo per me. Mentre era là un giorno mi aveva mandato un link per articoli di pasticceria in silicone, dicendomi che voleva essere una sorpresa ma non sapeva cosa mi servisse e quindi chiedendomi di scegliere. Avendo già tutto e non volendo accumulare troppa roba qui gli avevo chiesto di lasciar perdere. Quindi non sapevo che cosa mi avesse portato.
Poi, silenzio. Si son fatte le dieci e ancora nulla. Io non gli avrei chiesto di vederci neanche morta, anche perché non mi sentivo proprio una dolce metà, al momento. Poi non ce l’ho più fatta e, pensando che non lo avevo certo incoraggiato a chiedermi di vederci, gli ho chiesto se riusciva a dormire. Risposta: “Not sleeping yet”.
Ok, ultimo consiglio per addormentarsi (a parte la botta in testa che gli avrei tirato in quel momento), e poi basta, mi arrendo, e fanculo. E finalmente, dio santo, mi dice “I want to see you now”. Alla buon’ora, cacchio! Ce n’è voluto, eh!!
Sono andata io da lui, pensando alla fredda accoglienza che avrei ricevuto. “Hey dude, how are you?”.
Ha aperto la porta, si era appena docciato, abbronzato e a petto nudo, profumato, accidenti! Già un pochino più debole ma no, no No! non posso ammorbidirmi, diamine!! Resto gelidina e molto, molto composta. Per essere un’italiana del segno dell’ariete, o imparo in fretta o ho un’ottima capacità di imitazione.
E poi, è lui il più tenero. Mi fa sedere e mi dice che vuole mostrarmi tutti I doni. La prima cosa che tira fuori sono le medicine per il mal di testa, l’unica cosa che gli avevo chiesto. E poi, è tutta una sorpresa.
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Pian piano tira fuori 2 pacchi di caffé hawaiiano vanilla e macadamia (uno dei quali era veramente ‘per la mia amica’ blogger Laura, a cui devo un favore e a cui l’avevo promesso), 1Kg e 100 grammi di Reeses, che per chi non li conosce sono degli Smarties ma con dentro il burro d’arachidi (ODDIO!!! UN CHILO!!! SONO ROVINATA!),
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poi le carte per giocare a Truco, un gioco argentino che mi ha insegnato e che ci ha occupato tutta la scorsa estate, una crema solare dalle Hawai’I, un mini spremi-agrumi carinissimo, che non ti fa sporcare le mani, e poi. Quelli importanti.
Mi tira fuori un libro, vecchio, usato, che profuma di cucine lontane, nel tempo e nello spazio, quei libri che hanno fatto la storia di una cucina, di una famiglia, su cui I bimbi golosi hanno lasciato impronte appiccicose, un libro che è stato messo sul tavolo per essere letto a mano a mano che si buttavano gli ingredienti nella ciotola, un libro di quelli che io ritengo affascinanti. Un libro che è del 1976, che è stato di sua nonna, che l’ha passato a sua mamma. Il libro da cui viene il Banana Bread, la Pumkin Pie, e I Cinnamon Rolls, e tante altre tipiche ricette che lui ricorda con l’acquolina. Il libro che la sua mamma ha deciso di lasciare a me adesso. Dicendo che, se avevo quello, non potevo averne anche un altro, che però è nuovo ed è la raccolta di tutte le ricette più tipiche del Minnesota.
Ero talmente emozionata che sono rimasta senza parole, e giuro che non è da poco. C’era pure un libro di piante. E poi, un pensierino da sua nipote, 4 anni e mezzo. Credo sia un portagioie, fatto a mano, lo apri facendo scorrere il coperchio e dentro ci sono due fosse, immagino per metterci qualcosa, anche se non so se troverò qualcosa di abbastanza piccolo. Isn’t that cute??
Insomma, in quel momento non ho avuto più alcun dubbio sul fatto che gli fossi mancata, che mi avesse pensata, e che avesse parlato di me alla sua famiglia.
E poi è stato dolcissimo. Era stanco, l’aereo da New York ha avuto anche un problemino (è andato in tilt il pilota automatico e c’è voluto un bel minuto prima che il pilota umano riprendesse il controllo), ma è stato a-do-ra-bi-le.
Ho dormito lì, col sorriso, me lo sentivo proprio, e quando è suonata la sveglia si è girato per abbracciarmi a mo’ di koala.
Insomma… My love is back.

mercoledì 27 luglio 2011

Esame di comportamento a distanza: Bocciato!

La mia vacanza in Italia è stata una manna dal cielo dopo una brutta infuenza, una congiuntivite, l’assenza da qualche giorno del compagno, la prossima definitiva partenza di alcuni amici, un clima costantemente deprimente.
Ho passato tantissimo tempo con mia mamma, che si è presa vacanze, e anche parecchio tempo con mio papà. Dopo le prime 4 ore ero talmente sotto shock che mia madre voleva darmi il Lexotan, ma poi le cose sono migliorate e abbiamo anche passato insieme una mattinata piacevolissima.
L’operazione agli occhi è andata bene, adesso la secchezza ancora non si è risolta del tutto ma pian piano migliora.
Non ho fatto proprio tutto quel che avrei voluto fare, né ho visto tutte le persone che avrei voluto vedere, ma sono andata via soddisfatta e anche un po’ triste, l’idea di tornarmene qui, con sto tempo angosciante e da sola non mi piaceva proprio.
Col Professore, beh… Il rapporto a distanza non fa proprio per noi. Posso contare su una mano le volte che ci siamo sentiti a voce, e su due mani le volte totali in cui siamo stati in contatto, e I giorni che abbiam passato lontani sono oggi 40. Ho passato alcuni momenti veramente giù, qualche lacrimuccia è pure scesa sul mio cuscino di casa, come ai vecchi tempi del Gaijin, del Vj, e chi vuole continuare?
E poi arrivava una mail, o una telefonata nel giorno dell’operazione, ed era sole di nuovo. Non si deve neanche giustificare, l’ho già fatto io. Sua mamma è stata portata d’urgenza in ospedale tre volte in queste settimane, e lo stesso suo nonno, e credo che, dopo I primi giorni di relax, lui abbia avuto un periodo persino più stressante di quello che aveva qui.
Non ho mai avuto problemi a giustificare chiunque per confortarmi e non sentirmi ‘assillante’, non ho mai avuto difficoltà a mettermi nei panni altrui, anzi… Mi riesce particolarmente facile. Quello che invece sembra nessuno che io conosca dal punto di vista sentimentale sappia fare è mettersi nei panni miei e capire come mi sento. Non sapere cosa sta succedendo, come sta andando, non sapere se prepararmi per una brutta notizia e pensare a come confortarlo, o se posso essere ottimista e distrarlo quando mi chiama, è stato stressante quasi come viverlo in prima persona. Non avevo neanche voglia di mangiare, nonostante mi trovassi in Italia dopo quasi un anno dall’ultima volta.
Non c’era molto che avrei potuto fare per lui, e immagino che le sue giornate fossero a dir poco terribili, e che fosse stanco, e che non avesse alcuna voglia di attaccarsi al computer, tuttavia there’s something wrong, non sembra giusto, se io mi fossi trovata dall’altra parte lui sarebbe stata l’unica cosa della giornata che sarebbe riuscita a farmi vedere un po’ di luce, a farmi uscire un sorriso, a tranquillizzarmi. Sarebbe stato il porto della mia giornata, quello nel quale attraccare per sentirsi al sicuro, sentire che tutto andrà bene e che, se anche non fosse, ci sarà qualcuno pronto a prendersi cura di me.
Lui non è certo una persona su cui posso contare dal punto di vista delle parole, non dice ti voglio bene, non dice mi manchi, non dice sei importante, non dice sei bella. Però quando è qui fa delle cose che parlano da sé, e io non ho nessun bisogno di semplici parole che in realtà non dimostrano niente.
"Saying "I love you"
Is not the words I want to hear from you
It's not that I want you
Not to say, but if you only knew how easy
It would be to show me how you feel
More than words
Is all you have to do to make it real
Then you wouldn't have to say that you love me
'Cause I'd already know”
Però quando si è lontani se non si tratta di parole si tratta di chat, telefonate, mail, qualcosa che possa rendere la distanza meno insormontabile. E io invece una cosa mi aspettavo, e non l’ho avuta. Immaginavo che mi avrebbe chiamata spesso, che mi avrebbe implorata di accendere la webcam perché voleva vedermi, che io avrei accettato, che lui mi avrebbe mostrato le sue nipoti, che mi avrebbe mandato qualche foto, che mi avrebbe scritto di più. E invece non c’è stato nulla di tutto questo. E vedere che persino mia sorella l’ha notato, e mi ha chiesto con aria incredula se lo sentissi mai, mi ha causato un grande dispiacere. Per tutto questo tempo I never felt missed, or loved, or needed.
Lo scorso weekend pensavo sarebbe stata durissima, invece sabato sera alla fine siamo usciti con G., Walid, e poi ho incontrato Sk, ed è venuta fuori una serata pazza come non avevo da tempo. In tanti mi hanno detto che manca la Ele pre-Professore, quella sempre in giro e pronta a far festa. Beh sabato non mi son fatta pregare. Domenica anche mi è passata in frettissima, e la sera ero quasi turbata, mi sentivo in colpa per aver passato la serata con Sk e aver visto che comunque c’è ancora complicità e la cosa mi fa piacere, mi sentivo una brutta sensazione, come se, a forza di tirare la corda, anche il Professore rischiava di perdere quello che gli ho dato finora, come se, anche se più lentamente, anche questa volta finirò per scoppiare. Mi sentivo talmente in colpa che sono andata a casa sua e gli ho pulito l’appartamento.
Oggi sono andata l’ultima volta a casa sua a innaffiare le piante, accendere il frigo e fargli un po’ di spesa, e tornata a casa, mentre mi lavavo I capelli, mi sono resa conto che non so nemmeno a che cavolo di ora arriva! So che parte il 27, quindi per lui domani pomeriggio, ma non ho idea di a che ora atterrerà né di quando lo vedrò, e sono crollata. Ho gli occhi rossi e ho parlato per un’ora da sola dicendogli tutto quello che mi sto tenendo dentro.
Questo non va bene. Anche se tornasse e fosse carino, anche se tutto tornasse alla perfetta normalità pre-partenza, non voglio lasciar correre. Io sono stufa di stare sempre male! Vorrei dirgli qualcosa, almeno per fargli capire che non è il modo in cui dovrebbe essere, e che forse dovrebbe pensare un attimo se è lui che è così, o se sono io che non lo faccio sentire come dovrebbe sentirsi se fosse innamorato e sicuro che vuole stare con me. So che questi discorsi lo farebbero cascare dalle nuvole perchè gli sembrerebbero esagerati, però non mi sembra neanche giusto essere sempre io quella che accetta comprensiva e non pretende mai niente dagli altri. Eccheccazzo!
Benissimo, a scrivere qua mi son sfogata, la crisi è passata e io mi son sentita anche meno stupida a scrivere invece di parlare da sola! Flirt maleSmile with tongue outOpen-mouthed smile
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